mercoledì 22 dicembre 2010

Sul Santo Natale l'attualità la vita

Buona sera a Tutti,
In anticipo anche Buon Santo Natale.
Titolo impegnativo, visto gli ultimi accadimenti della modernità, in Italia, la politica l'economia, tutto!
Però leggo e leggo che tutti sanno tutti, che bisogna invervenire, chiaro ognuno ha le sue opinioni, e l'essere padre-madre implica l'intervenire non fosse soltanto per se ma anche per il prossimo, visto anche come tuo anche se cristianamente mi rendo conto che c'è sempre stato e che si chiama tutti, gente, persone, altri.
Penso che sia giusto, per chi a stento sa fare quello che gli viene richiesto, ritirarsi nel suo, lavorare, pregare soprattutto.
Ho constatato infatti sempre più che fa più Dio che noi tutti insieme. Opera certro tramite le persone, siamo la sua creatura prediletta e amata.
Fare il bene e Dio, Dio provvede per noi tutti.
Sia lodato Gesù Cristo!
Dio Vi benedica, Tutti.
Buon Santo Natale

giovedì 3 giugno 2010

L'atteggiamento della vita e la preghiera

Lc 21,34-36.
State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in
dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi
piombi addosso improvviso;
come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla
faccia di tutta la terra.
Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a
tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».


Traduzione liturgica della Bibbia



Commento al Vangelo di

San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
Discorso 86 sul Cantico dei cantici

« Vegliate e pregate in ogni momento »

Chi vuole pregare nella pace non solo terrà conto del luogo ma anche del
momento. Il momento del riposo è il più favorevole e quando il sonno della
notte stabilisce dappertutto un profondo silenzio, la preghiera si fa più
libera e più pura. “Alzati, grida nella notte quando cominciano i turni
della sentinella; effondi come acqua il tuo cuore, davanti al Signore” (Lm
2,19). Con quale franchezza la preghiera sale nella notte, quando solo il
Signore ne è testimone, con l’angelo che la riceve per presentarla
sull’altare celeste! È gradevole e luminosa, tinta di pudore. È calma,
pacifica quando nessun rumore, nessun grido viene a interromperla. È pura e
sincera, quando la polvere delle preoccupazioni terrene non può sporcarla.
Non c’è spettatore che possa esporla alla tentazione con i suoi elogi e le
sue lusinghe. Per questo la Sposa [del Cantico dei Cantici] agisce insieme
con sagezza e pudore quando sceglie la solitudine notturna della sua camera
per pregare, cioè per cercare il Verbo, poiché è tutt’uno. Preghi male se
pregando cerchi altro che il Verbo, la Parola di Dio, o se non chiedi
qualcosa nella tua preghiera che non sia in rapporto col Verbo. Tutto
infatti é in lui: i rimedi alle tue ferite, i soccorsi di cui hai bisogno,
il miglioramento dei tuoi difetti, la fonte dei tuoi progressi, insomma
quanto si può e si deve desiderare. Non c’è nessun motivo per chiedere al
Verbo una cosa diversa da lui stesso, poiché egli è in ogni cosa. Se, come
è necessario, sembra che chiediamo alcuni beni concreti, e se, come lo
dobbiamo, li chiediamo in rapporto con il Verbo, chiediamo in effetti dando
meno importanza a queste cose, rispetto a quella che attribuiamo a colui
che è il motivo della nostra preghiera.

Sento che "allontanandosi" dalle cose del mondo e pregando per quello che è veramente importante, ci si ritrova tra le braccia del Signore.
La pace che si riceve è immensa e riempie il cuore di ciò di cui abbiamo veramente bisogno, i beni materiali sono solo cose terrene, la vera gioia è nell'amore e nella preghiera.
Dio vi benedica, Tutti.
Sia lodato Gesù Cristo.

mercoledì 5 maggio 2010

La pace può essere solo quella che dona il Signore

S. PELLEGRINO LAZIOSI, Religioso, S. FLORIANO, Martire



Meditazione del giorno
L'imitazione di Cristo : «Vi do la mia pace »

Letture del giorno

At 14,19-28.
Ma giunsero da Antiochia e da Icònio alcuni Giudei, i quali trassero dalla
loro parte la folla; essi presero Paolo a sassate e quindi lo trascinarono
fuori della città, credendolo morto.
Allora gli si fecero attorno i discepoli ed egli, alzatosi, entrò in città.
Il giorno dopo partì con Barnaba alla volta di Derbe.
Dopo aver predicato il vangelo in quella città e fatto un numero
considerevole di discepoli, ritornarono a Listra, Icònio e Antiochia,
rianimando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede poiché,
dicevano, è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel
regno di Dio.
Costituirono quindi per loro in ogni comunità alcuni anziani e dopo avere
pregato e digiunato li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto.
Attraversata poi la Pisidia, raggiunsero la Panfilia
e dopo avere predicato la parola di Dio a Perge, scesero ad Attalìa;
di qui fecero vela per Antiochia là dove erano stati affidati alla grazia
del Signore per l'impresa che avevano compiuto.
Non appena furono arrivati, riunirono la comunità e riferirono tutto quello
che Dio aveva compiuto per mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la
porta della fede.
E si fermarono per non poco tempo insieme ai discepoli.


Sal 145(144),10-11.12-13.21.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza,
per manifestare agli uomini i tuoi prodigi e la splendida gloria del tuo
regno.
Il tuo regno è regno di tutti i secoli, il tuo dominio si estende ad ogni
generazione.
Canti la mia bocca la lode del Signore e ogni vivente benedica il suo nome
santo, in eterno e sempre.


Gv 14,27-31.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a
voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi
rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me.
Ve l'ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi
crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli
non ha nessun potere su di me,
ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il
Padre mi ha comandato. Alzatevi, andiamo via di qui».


Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno

L'imitazione di Cristo, trattato spirituale del 15o secolo
Libro 1, cap.11

«Vi do la mia pace »

Se non ci volessimo impicciare di quello che dicono o di quello che
fanno gli altri, e di cose che non ci riguardano, potremmo avere una grande
pace interiore. Come, infatti, è possibile che uno mantenga a lungo l'animo
tranquillo se si intromette nelle faccende altrui, se va a cercare
all'esterno i suoi motivi di interesse, se raramente e superficialmente si
raccoglie in se stesso? Beati i semplici, giacché avranno grande pace.
Perché mai alcuni santi furono così perfetti e pieni di spirito
contemplativo? Perché si sforzarono di spegnere completamente in sé ogni
desiderio terreno, cosicché - liberati e staccati da se stessi - potessero
stare totalmente uniti a Dio, con tutto il cuore. Noi, invece, siamo troppo
presi dai nostri sfrenati desideri, e troppo preoccupati delle cose di
quaggiù; di rado riusciamo a vincere un nostro difetto, anche uno soltanto,
e non siamo ardenti nel tendere al nostro continuo miglioramento. E così
restiamo inerti e tiepidi.

Se fossimo, invece, totalmente morti a noi stessi e avessimo una
perfetta semplicità interiore, potremmo perfino avere conoscenza delle cose
di Dio, e fare esperienza, in qualche misura, della contemplazione celeste.
Il vero e più grande ostacolo consiste in ciò, che non siamo liberi dalle
passioni e dalle brame, e che non ci sforziamo di entrare nella via della
perfezione, che fu la via dei santi: anzi, appena incontriamo una
difficoltà, anche di poco conto, ci lasciamo troppo presto abbattere e ci
volgiamo a consolazioni terrene. Se facessimo di tutto, da uomini forti,
per non abbandonare la battaglia, tosto vedremmo venire a noi dal cielo
l'aiuto del Signore. Il quale prontamente sostiene coloro che combattono
fiduciosi nella sua grazia... Se tu comprendessi quanta pace daresti a te
stesso e quanta gioia procureresti agli altri, e vivendo una vita dedita al
bene, sono certo che saresti più sollecito nel tendere al tuo profitto
spirituale.

giovedì 29 aprile 2010

La ricerca e la scoperta della luce

Buongiorno,
Il Vangelo del Giorno di ieri, è la risposta al vagare di tante persone alla ricerca di qualcosa, che alla fine non si trova nel mondo e nella quotidianità sbagliata moderna.

"
S. LUIGI MARIA Grignion de Montfort, Sacerdote, fondatore (mf)



Meditazione del giorno
Sant'Anselmo d'Aosta : « Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre »

Letture del giorno

At 12,24-25.13,1-5.
Intanto la parola di Dio cresceva e si diffondeva.
Barnaba e Saulo poi, compiuta la loro missione, tornarono da Gerusalemme
prendendo con loro Giovanni, detto anche Marco.
C'erano nella comunità di Antiochia profeti e dottori: Barnaba, Simeone
soprannominato Niger, Lucio di Cirène, Manaèn, compagno d'infanzia di Erode
tetrarca, e Saulo.
Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo
Spirito Santo disse: "Riservate per me Barnaba e Saulo per l'opera alla
quale li ho chiamati".
Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li
accomiatarono.
Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, discesero a Selèucia e di qui
salparono verso Cipro.
Giunti a Salamina cominciarono ad annunziare la parola di Dio nelle
sinagoghe dei Giudei, avendo con loro anche Giovanni come aiutante.


Sal 67(66),2-3.5.6.8.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo
volto;
perché si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua
salvezza.
Esultino le genti e si rallegrino, perché giudichi i popoli con giustizia,
governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti.
ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra.


Gv 12,44-50.
Gesù allora gridò a gran voce: «Chi crede in me, non crede in me, ma in
colui che mi ha mandato;
chi vede me, vede colui che mi ha mandato.
Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga
nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno;
perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola
che ho annunziato lo condannerà nell'ultimo giorno.
Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso
mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare.
E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico,
le dico come il Padre le ha dette a me».


Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno

Sant'Anselmo d'Aosta (1033-1109), monaco, vescovo, dottore della Chiesa
Meditazioni

« Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre »

O buon Signore Cristo Gesù, come sole tu illuminasti me che non ti
cercavo né ti pensavo, e mi mostrasti come ero... Hai rimosso il peso che
mi opprimeva dall'alto; hai respinto chi mi percuoteva con la tentazione...
Tu mi chiamasti con un nome nuovo (Ap 2,17) tratto dal tuo nome e,
incurvato com'ero, mi innalzasti fino alla tua visione dicendo: «Non
temere, io ti ho riscattato, ho dato per te la mia vita. Se stai unito a
me, fuggirai i mali in cui ti trovavi e non precipiterai nell'abisso verso
il quale correvi; ma io ti condurrò nel mio regno...»

Sì, Signore, tutto questo facesti per me. Ero nelle tenebre e non
lo sapevo..., scendevo verso gli abissi dell'ingiustizia, ero caduto nella
miseria del tempo per cadere ancora più in basso. E nell'ora in cui mi
trovavo senza soccorso, illuminasti me mentre non ti cercavo... Nella tua
luce, vidi ciò che erano gli altri, e ciò che ero io...; mi desti di
credere nella mia salvezza, tu che desti la tua vita per me... Lo
riconosco, o Cristo, devo tutta la mia vita al tuo amore.

"
Sia lodato Gesù Cristo.
Dio Vi benedica, tutti.

mercoledì 31 marzo 2010

Santa Pasqua di resurrezione 2010

Quando il Sistema del Dominio percepisce che qualcosa di divino osa minacciarlo, come per un riflesso condizionato mobilita tutto il suo potere per estinguerlo. Anche prima di speri­mentare su di sé tutta la sua furia, assai probabilmente Gesù aveva intuito come sarebbe andata a finire. I Poteri sono così immensi, l'opposizione così debole, che qualsiasi serio tentativo di cambia­mento sembra destinato a fallire. I Poteri raramente si accontenta­no di vincere; devono stravincere, per demoralizzare ogni opposizione e prevenirne eventuali rigurgiti. Sempre ricorrono a violenza gratuita, derisione, brutalità intimidatoria dei modi di esecuzione. Tutto questo è routine, non l'eccezione. Gesù è morto come tutti coloro che prima di lui avevano sfidato i Poteri che dominano il mondo. Con Gesù, però, qualcosa andò storto. I Poteri lo straziavano coi flagelli, ma ad ogni staffilata si palesava la loro illegittimità. Lo deridevano con un manto e una corona di spine, gli sputavano addosso, lo colpivano con un bastone e lo ridicolizzavano salutando­lo sarcasticamente «Salve, re dei giudei!», ma non sapevano che il loro saluto avrebbe fatto risuonare la propria eco nei secoli. Lo denudarono e lo crocifissero con ignominia, non sapendo che pro­prio quell'atto li avrebbe privati dell'ultimo velo che copriva la torreggiante ingiustizia del loro modo di intendere, di vivere e far vivere la vita. Come è stata possibile una tale sconfitta proprio nel cuore del­l'apparente vittoria? I Poteri erano potenti il giorno dopo la croci­fissione esattamente quanto lo erano il giorno prima. Nulla cam­biò visibilmente. Eppure tutto cambiò. Da quel giorno infatti i Poteri furono costretti ad «auscultare il passo silenzioso dei piedi invisibili di un uomo morto», e a combattere contro uno spirito che «cammina attraverso i muri».Da millenni il sistema illusivo ci insegna che il dominio appar­tiene alla natura delle cose. La croce ha rivelato il male là dove in precedenza si sarebbe visto soltanto del bene: presso i guardiani della fede del popolo Le élites religiose rifiutarono Gesù e lo con­segnarono ai romani perché fosse eliminato, proprio perché il governo di Dio che egli stava instaurando avrebbe senz'altro abolito l'ordine morale cui esse attribuivano origine divina e che intendevano salvaguardare servendosi della violenza di Roma La croce ci dice anche che i Poteri non sono riusciti a plasmare Gesù secondo la loro volontà, o a fargli rinunciare a essere chi, invece, era. Era una persona capace di vivere con la massima pienezza ciò che sentiva essere la volontà di Dio Scelse di morire piuttosto che scendere a patti con la violenza. I Poteri lo hanno colpito con tutte le armi del loro arsenale. Ma non sono riusciti a farlo deviare dal sentiero che lui e Dio stavano illuminando. Poi­ché egli è vissuto così, anche noi possiamo trovare la nostra strada Dal momento che i Poteri non sono riusciti a uccidere quanto di vivo era in lui, la croce ha anche rivelato l'impotenza della mor­te. La morte è l'ultima risorsa dei Poteri. Gesù in croce non com­batte l'oscurità né si nasconde in essa, ma procede con lei, vi si immerge, liberamente, volontariamente. L'oscurità non viene dis­sipata né illuminata. Essa rimane sconfinata, altra, vuota. Ma lui in qualche modo la racchiude. Essa diventa l'oscurità di Dio. Da allo­ra è possibile entrare in ogni oscurità e confidare che Dio saprà trarne significato, orientamento, resurrezione. A uccidere Gesù non fu la miscredenza, ma la religione; non la mancanza di leggi, ma precisamente la legge; non l'anarchia, ma i difensori dell'ordine. Non erano considerati bestie, ma annoverati fra gli uomini migliori coloro che crocifissero l'uomo in cui si era visibilmente incarnata la stessa Sapienza divina. E poiché egli non solo era innocente, ma la vera incarnazione della religione autenti­ca, della vera legge e del vero ordine, la sua morte mise a nudo la loro violenza per quello che era: non una difesa della società, ma un attacco contro Dio. In sintesi: nell'insieme coerente degli insegnamenti e della vita di Gesù, noi troviamo uno smascheramento e un rifiuto del Siste­ma del Dominio che nessun uomo intrappolato nelle sue maglie avrebbe potuto articolare. Non fa meraviglia che i discepoli abbia­no visto in lui il Figlio di Dio: non ebbero torto: il suo modo di essere e di vivere non fu «di questo mondo» (il Sistema del Dominio). Infine la croce ha messo a nudo anche la nostra complicità coi Pote­ri, la tendenza a svendere la nostra libertà in cambio di un qualche profitto. Essa ci permette di contestare le pretese di assolutezza di ogni ente finito, o quelle dei sottosistemi che mirino a sostituirsi al tutto.



Walter Wink

"Engaging the powers"

venerdì 26 marzo 2010

Penso che non ci sia niente di più bello che donare ogni nostra opera e pensiero al nostro creatore Dio. Questo è quello che sento e lo scrisse, anche, San Bernardo, attorno all'anno Mille (Discorsi vari, n° 22, 5-6 )

"A Cristo Gesù devi tutta la tua vita, poiché ha dato la sua vita per la tua
vita, e ha sopportato tormenti amarissimi affinché tu non sopportassi
tormenti eterni... Cosa non ti sembrerà dolce quando avrai raccolto nel tuo
cuore tutte le amarezze sopportate dal tuo Signore?... “Quanto il cielo
sovrasta la terra” (Is 55,9), tanto la sua vita sovrasta la nostra vita,
eppure essa è stata data per la nostra vita. Quanto il nulla non può essere
paragonato a nessun’altra cosa, tanto la nostra vita è sproporzionata con
la sua... Anche quando gli avessi consacrato tutto quello che sono,
tutto quello che posso, questo sarà ancora come una stella in confronto al
sole, una goccia in confronto a un fiume, una pietra rispetto ad una torre,
un granellino di sabbia rispetto ad un monte. Non ho altro che due cose
piccole, anzi molto minute: il mio corpo e la mia anima, o piuttosto una
sola piccola cosa: la mia volontà. E non la darei forse a colui che ha
colmato con tanti benefici un essere così piccolo come sono io, a colui
che, donando tutto se stesso, mi ha riscattato per intero? Altrimenti, se
tenessi per me la mia volontà, con quale viso, con quali occhi, con quale
spirito, con quale coscienza andrei a rifugiarmi presso il cuore della
misericordia di Dio? Oserei trafiggere quel baluardo fortissimo che
custodisce Israele, e fare colare come prezzo del mio riscatto, non qualche
goccia, ma fiumi di quel sangue che sgorga dai cinque parti del suo corpo? "

Dio Vi benedica, Tutti.
Sia Lodato Gesù Cristo

mercoledì 3 marzo 2010

Grazie Dio

Buongiorno a Tutti,
La mia mancanza è motivata dal fatto che da qualche giorno, abbiamo scoperto che probabilmente diventerò padre. Dio mi ha fatto anche questo Dono, immeritato e che spero di essere all'altezza di portare a termine educando cristianamente il futuro venuto/a.
Oggi poi era un giorno un pò grigio, incomprensioni, che possono nascere qualche volta tra marito e moglie. Mi sono messe nelle mani di Dio, ho pregato ed ora il sole è tornato a splendere.
Bisogna abbandonarsi nelle mani del Signore Dio.
Ora è anche tempo di Quaresima, agonismo spirituale, la definizione del Santo Padre è stupenda e rende molto bene come dovrebbe essere la nostra vita in questo periodo, ma pendo anche nel restante periodo dell'anno.
Vivere il Vangelo è quanto di più bello e giusto per i cristiani.
Dio Vi benedica, Tutti.
Sia Lodato Gesù Cristo.